Abbigliamento vegano- cruelty free

Parliamo dell’abbigliamento vegano o per meglio dire cruelty-free.

Perché a prescindere dalla nostra alimentazione che può essere dettata da molti fattori, scegliere un abbigliamento che non comporti l’uccisione di animali è davvero molto semplice. Tutto comincia dalla lettura dell’etichetta!!! 

Iniziamo parlando della pelle (o cuoio), utilizzata praticamente ovunque: borse, scarpe, cinture, giacche,ecc.
Ci sono ormai tantissime aziende all’avanguardia ed alla moda che utilizzano sempre più spesso alternative alla pelle. A base vegetale, di sughero ad esempio, o realizzate con gli scarti dell’ananas, o addirittura in foglie. ☘️⁠

Anche la similpelle è cruelty free (da non confondersi con l’ “ecopelle”, che è sempre pelle animale conciata con metodi a ridotto impatto ambientale) resistente e in tutto e per tutto e simile alla pelle animale. 
È sempre bene, per non confondersi, prestare attenzione alle etichette (se troviamo la sigla UNI 11427 si tratta di eco-pelle) naturalmente ill costo è un chiaro indicatore, i capi in similpelle sono molto più economici di quelli in cuoio. 

Nel caso della lana abbiamo davvero un’ampia scelta: pile, velluto, flanella, ciniglia, acrilico e modal sono solo alcuni esempi di alternativa alla lana che oltre ad essere totalmente cruelty-free, spesso sono più resistenti e più caldi, oltre che meno cari. ⁠

La produzione della seta nasconde notevoli sofferenze su cui vi invito ad informarvi, ma anche in questo caso le alternative veg-friendly esistono eccovi la viscosa e il rayon, per esempio.⁠

Ed arriviamo alle piume, l’operazione di spiumaggio è tremendamente dolorosa per le oche e comporta sofferenze atroci reiterate fino al momento in cui gli animali estremamente provati vengono trasferiti al macello.⁠
Fortunatamente giacche e giubbotti cruelty-free con imbottitura sintetica sono caldissimi, morbidi e ormai facilmente reperibili in qualunque negozio di abbigliamento. ⁠


Le pellicce sono uno dei capi di abbigliamento realizzati nella maniera più crudele possibile: gli animali vengono privati della pelliccia ancora vivi, spesso solo intontiti con un colpo in testa, ma assolutamente coscienti al fine di preservare la lucentezza e la vivacità di colore del pelo, per poi essere lasciati morire agonizzanti fra atroci sofferenze. Non sono da sottovalutare neanche i singoli inserti in pelliccia, che comportano l’uso (termine consapevole) di cani e gatti provenienti dall’Asia.
Da quando anche la moda ha fatto un passo indietro sull’uso delle pellicce, molte grandi aziende hanno sviluppato diverse alternative sostenibili, sintetiche ed ecologiche. ⁠

Piccola postilla sul cashmere, che è una pregiata fibra tessile che nasce dalla dal pelo di una capra particolare.⁠
Non dissimile dalla lana come trattamento degli animali, fortunatamente anche qui troviamo diverse alternative vegetali.⁠
Già molto noto in Cina ad esempio è il cachemire vegetale, un tessuto naturale ricavato dagli scarti della lavorazione dei baccelli e delle bucce della soia per uso alimentare, quindi dalla fibra di soia, ed è morbido proprio quello di origine animale.⁠

Come per i vestiti anche nelle scarpe bisogna stare attenti ai materiali che vengono utilizzati per la produzione.⁠
Ma non solo, vediamo perché.⁠
Una scarpa vegan è una scarpa con un’etichetta che attesta l’assenza di materiali di origine animale, ma anche una produzione a basso impatto ambientale: le scarpe vegan sono scarpe ecosostenibili.⁠
Si possono riconoscere grazie a dei simboli, delle etichette presenti sulla scarpa o sul packaging, ovvero:

Animal Free Fashion⁠
VeganOK⁠
PETA⁠


Con una di queste certificazioni sarete certi di acquistare un prodotto sostenibile oltre che vegan.⁠
Le scarpe vegan non utilizzano materiali di origine animale, i quali sono sostituiti per lo più da tessuti naturali come sughero, caucciù, canapa, juta e lino. Prendono sempre più piede anche alcune fibre sintetiche nate dal riciclo di rifiuti: scarti tessili, newlife, econyl, airbag e cinture di autovetture.⁠
All’appello non mancano materiali puramente sintetici -chiaramente prodotti in modo ecologico- come l’ecomicrofibra, alcantara, softan e vibram.⁠ Ci sono le scarpe sportive, quelle di luso e quelle di uso comune. Spesso sono più comode e meno dispendiose.⁠
E allora? Cosa aspetti? Hai una buona scusa per fare shopping senza sentirti in colpa.

La moda può essere sostenibile?

Uno dei settori a maggiore impatto ambientale, quello del tessile moda, secondo solo al petrolchimico, sta infatti cambiando rotta. Ormai da tempo si sta evolvendo la moda sostenibile, un trend che vede ogni anno il lancio di collezioni speciali, nuovi materiali e azioni concrete da parte degli stilisti. 
Da qualche anno il settore si sta interrogando su come introdurre politiche green e filiere controllate per ridurre l’impatto, investendo nella ricerca su materiali, lavorazioni, finissaggi, impianti, smaltimento dei rifiuti, riciclo e riuso. La moda sostenibile ha sviluppato la ricerca verso nuovi materiali derivati da scarti vegetali come ananas e arance, sono nate collezioni realizzate con tessuti ecologici, spesso recuperati dalla tradizione, derivati da fibre di ortica, ginestra, canapa, bamboo e molte altre. 

Ciò di cui non abbiamo parlato è che il paradigma della sostenibilità non può non includere il rispetto per i lavoratori. L’industria della moda deve fare i conti con le condizioni contrattuali e di sicurezza ambientale che, non solo nei Paesi svantaggiati come Bangladesh, Cina, Cambogia, ma anche in Italia non sono sempre regolamentate. Qualche anno fa si è parlato molto delle malattie professionali dei lavoratori nelle aziende del denim dove si pratica la sabbiatura con il silicio che causa una malattia polmonare molto grave. Da allora molti marchi hanno eliminato questa pratica utilizzando soluzioni alternative.

Un altro aspetto della sostenibilità è quello della moda solidale. Ci sono collezioni di abiti e accessori realizzati in vari Paesi del mondo, dall’Africa al Sud America, su progetti di ong, associazioni o privati che offrono opportunità lavorative alle popolazioni locali adeguatamente remunerate. Queste produzioni uniscono al design più attuale la sapienza e la cultura del luogo, i tessuti, le tinture, le lavorazioni artigianali e le decorazioni tradizionali. La moda sostenibile ha anche il pregio di valorizzare l’artigianalità e il fatto a mano recuperando il patrimonio di tradizioni locali da abbinare con creatività alle tecnologie più evolute.

Ma lo vedremo nei prossimi articoli….